domenica 24 febbraio 2008

Giuseppe Penello

Storia Di uno Stomizzato - La Vita Continua
Perchè scrivere la propria storia? Intuizione geniale - the penny drops - o un'idea pazza ? La mia è una di quelle storie che meritano di essere scritte? Ai lettori l'ardua sentenza. Mentre mi recavo a scuola in macchina con i miei colleghi, macinando ogni giorno 180 km, sentivo qualcosa che non funzionava: mi faceva male stare seduto a lungo, mi sentivo stanco, giramenti di testa e soprattutto mi ero accorto di avere sangue e muco nelle feci.
Archivio tutto: è la stanchezza dovuta al viaggio in macchina, passerà. Ma non passava. Finalmente il medico di base, vista la mia insistenza, mi prescrive una visita gastroenterologica. La visita viene fissata per il 31 maggio, più di tre mesi dalla prenotazione. Non ci sto. Conosco una delle operatrici, una mia ex-allieva, e le dico, anzi le comando di fare di tutto per anticiparmi la visita. Dopo una settimana l'avevo. Ogni volta che vedo Loredana la ringrazio: “Mi hai salvato la vita!”.La dottoressa dopo la vista mi fa capire che le cose non sono per niente belle: “Perchè non è venuto prima?“ Che dire: ”La scuola, la paura, il medico, il non dare troppo peso alla salute” ... Mi prenota d'urgenza una colonscopia e gli esami del sangue. “La scuola può aspettare, la salute è più importante”. Bisogna operare!
Gianna, una mia cara amica, mi incoraggia. Andiamo dal chirurgo, dottor Petri. Rimango sorpreso perchè l'ambulatorio non è spoglio, bianco: ci sono quadri sulle pareti e rimango colpito da una macchia di colore: è un quadro di Borta, un fiore rosso simbolo della vita. Il chirurgo conferma la diagnosi ma mi assicura di salvarmi l'organo dopo aver fatto una cura chemioradioterapica di 28 sedute. Il sacchetto sarà temporaneo. Tumore, radio, chemio, sacchetto ... tutte parole tabù che suscitano pensieri di morte e sofferenza... Mi sembrava di essere schiacciato da un peso insopportabile. Avete presente quella pubblicità di un uomo che in bicicletta porta sulle spalle un pennello enorme? La risposta è: “Per una grande parete ci vuole un grande pennello“... Per una malattia seria ci vuole un grande “ Penello”.
Finite le terapie è seguito un periodo di pace e tranquillità, apparenti. Arriva il giorno dell'intervento: 11 luglio. “L'operazione è riuscita” ha detto il chirurgo. Io avevo sempre nutrito la speranza di uscirne integro... non è stato così.L'enterostomista, Viviana Tantolo è stata il mio punto di riferimento per tutto il periodo postoperatorio. In un anno, o poco più, sono successe tante cose nella mia vita: sono entrato in ruolo; ho scoperto la malattia, l'ho curata e vinta; non ho perso la fede in Dio e la fiducia in me stesso; ho incontrato persone ( non tutte!) che mi hanno dato amicizia e amore: mi basta e avanza.
Ho deciso di scrivere la mia storia dopo un'esperienza 'particolare' che mi ha cambiato un po' la vita, lasciandomi in eredità una stomia e racchiuderla in un libro “The penny drops” – Diario di uno stomizzato. E' un diario di come io ho vissuto l'esperienza del tumore, della sofferenza e delle conseguenze; queste che sono più dure da accettare. Con ironia e leggerezza, prendendo quasi in giro me stesso e la malattia che non ho capito perchè sia arrivata proprio a me. Ho scritto questo libro libro per dare corpo alla mia esperienza e sofferenza, farle uscire da me e quindi farle conoscere.
I miei hobby sono il giardinaggio, la bicicletta, bricolage, la lettura, seguire i gialli alla televisione, accompagnare ragazzi all'estero, ascoltare la BBC e adesso dedicarmi alla Fais del Friuli V.G. di cui sono vice-presidente. Insegno inglese in una scuola superiore e non è molto facile. I ragazzi si accorgono se fai l'insegnante come mestiere o come missione: te lo fanno capire e poi ti trattano di conseguenza.Quest'anno una classe finale mi ha già invitato a due cene (solo me e l'insegnante di lettere) e non penso solo perchè sono stati tutti promossi o avevano quasi tutti la sufficienza in inglese. Perchè tra noi si era instaurato anche un rapporto di amicizia. Insegnare inglese in un Istituto Professionale non è facile perchè per gli allievi è tempo perso, non serve. A loro serve imparare un mestiere, essere promossi e guadagnare. E te lo dicono. Escamotage! Sono riuscito a farli leggere i testi di microlingua, a farli parlare con un minimo di pronuncia accettabile, e farli portare i libri ( che è tutto dire ) perchè ho accettato di tradurre i loro nomignoli in inglese. E io mi sono fatto chiamare “Mr Paintbrush”. Questo ha rotto il ghiaccio. Il resto è venuto di conseguenza. Non senza difficoltà.Joe Paintbrush http://www.convatec.it/convatec/jsp/...SC_GCB_Penello

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